Pubblicato in: Pensieri sparsi

Il problema non è lavorare di domenica

In questi giorni di festa, tra i tanti argomenti di cronaca locale ed estera, si è discusso anche delle condizioni lavorative dei dipendenti di “Serravalle Outlet”. Da come hanno scritto e parlato i giornali, da una prima impressione, sembrerebbe che il problema fosse il lavorare la domenica di Pasqua. Ma siamo realmente sicuri che fosse questo il problema principale? Oppure, il problema reale, è la tipologia contrattuale con cui si ritrovano a lavorare queste persone?

Credo che a questo punto bisognerebbe partire dal principio, perché il messaggio che sembra essere passato, sia stato quello che “non vogliamo lavorare nei giorni festivi” e che, quindi, ci sia un problema più antropologico che altro.

In una realtà dalla economia flebile, come la nostra, un messaggio del genere aizza il fuoco de “la guerra tra poveri”; infatti i commenti vari che si sono potuti leggere sui vari social sono stati “ma andassero a lavorare, che c’è gente che pagherebbe oro per avere questa possibilità” oppure “ma grazie al cielo che hanno un lavoro”!

Si, lo avevo pensato anche io, però mi fermo sempre un passo prima di commentare e, di conseguenza, “fare danni”. In questo modo ho potuto riflettere un po’ di più sull’accaduto, ed andare più a fondo.

Se non ci si fermasse ai titoloni dei giornali, il reale problema di questi lavoratori, è la tipologia contrattuale, non tanto la liberalizzazione in se.

Il mio pensiero è un po’ complesso in merito, per questo cercherò in tutti i modi di essere chiara.

Non è un problema di sindacati (che, a mio avviso, sono complici di questa situazione) ma, di dignità del lavoratore in quanto essere umano. Non possiamo rinunciare ad anni di lotte di dignità umana/ lavorativa perché la situazione è tragica ed è sempre meglio di niente. Non è giusto… anche se, vista la mia situazione, lo comprendo e non mi permetto di giudicare (farei anche io la stessa cosa! SI, lo so, è ipocrita da parte mia, ma ho il brutto difetto di mangiare ogni tanto).

Tutto questo perché non ci si può adeguare ad un sistema lavorativo estero, se non si creano le basi per attuarlo.

Mi spiego meglio:

Se nel resto d’europa è facile il licenziamento, c’è anche da dire che le condizioni a contorno sono meno complicate: economia più dinamica, aiuto nel reintegro a lavoro con corsi di formazioni che si basano sulle reali necessità del mercato, varie tipologie di reddito minimo garantito o reddito minimo di sussistenza ecc.

La risposta a questo problema è una: necessitiamo di una politica economica volta anche a lungo termine, non solo nel breve. Il problema non è solo oggi ed ora, ma è una bomba ad orologeria che potrà avere ripercussioni anche in futuro.

E’ mai possibile che con tutti questi grandi economisti, dottori, e direttori di banche che ricoprono ruoli istituzionali, nessuno è in grado di trovare una risposta anche ( e forse soprattutto) non popolare che dia numericamente delle risposte concrete a questa situazione?

Vi lascio con questo articolo, buona lettura:

 Pasqua, proteste in tutta Italia…

Autore:

E' tutta una questione di libertà

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