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Ninfa plebea

Al di sotto del popolino c’è una condizione umana che, ad oggi, non sembra possibile la sua esistenza.Questo libro, grazie anche ad un aiuto esterno, mi ha fatto riflettere sulle differenze, nell’ambito dello stesso ceto, tra ieri ed oggi.

Nofi è un paesino, inventato, a sud di Napoli prima della seconda guerra mondiale; ed è lì che facciamo conoscenza con Miluzza, di appena 10 anni: la nostra protagonista che (come si fa ancora oggi) partecipa alla festa del “Mater Domini” assieme alla mamma Nunziata. Come in una macabra previsione, la bambina assiste alla processione della flagellante (la penitente)

“Carmela ‘a Sguessa. [ … ] Una svergognata, figlia della notte, perché non usciva mai di giorno << Si è pentita. Dicono che andrà a fare la serva dalle monache di Sant’Anna. ‘A fetente si è divertita e poi si è sistemata.  [ … ]>> “

Una famiglia, quella di Miluzza, composta dal nonno Fafele: apprezzatissimo pizzaiolo; il padre Giacchino: sarto, e la madre

“Nunziata era bella e buona, virtuosa, faticatora e una brava compagna. Se l’era trovata sempre vicino nelle cose della vita e della famiglia. Ma aveva quel difetto là che nemmeno una malattia quasi mortale era riuscita a toglierle.”

Miluzza cresce in salute e, soprattutto, bella: in troppi si accorgono di lei ed, in troppi, conoscono anche il temperamento focoso della madre. Un comportamento che il padre ha cercato in tutti i modi di tener nascosto alla figlia, per proteggerla da quella realtà poco appropriata ad una ragazzina per bene. Tentativo fallito quando, una notte, disturbata da un vociare Miluzza andò a sbirciare dietro il paravento

“Subito la madre cadde nel posto più basso del suo cuore. In ginocchio, con le enormi natiche scoperte, mungeva il tubero di Di”

Da quel momento in poi, anche a causa della morte della madre, la vita di Miluzza precipita in un pozzo maledetto senza fondo, impigliata in un gioco più grande di lei in un  piccolo borgo dove la scolarizzazione era pressoché meno che minima, e si cresceva tra stradine logore, pettegolezzi, cattiverie ed invidie e che non era molto complicato far ricadere le colpe dei genitori sui figli.

Una vita tormentata fino a quando, la sera prima di fare la flagellante, anche a Nofi scoppia la guerra. Tutto il borgo si rifugia al “purgatorio” tranne la nostra Miluzza che preferisce rimanere in casa; una decisione che la porta a conoscere Pietro: un soldato ferito che cercava di fare rientro a casa: un paesino a pochi chilometri da Nofi.

Da questo incontro, il riscatto della nostra protagonista.

Il libro è stato scritto con un linguaggio, forte e crudo. In un primo momento mi aveva infastidito a tal punto che volevo interromperlo lì ma, una volta compreso meglio il livello culturale e sociale, mi sono costretta a finirlo… ed ho fatto bene.

Paragonandolo ad oggi, e facendo le dovute differenze, mi vengono in mente i sobborghi delle grandi città oltre che alla condizione di alcuni paesi del sud, dove la scolarizzazione è sempre più bassa e si vive di espedienti; una condizione che, a distanza di decenni, non è cambiata molto.

Premio Strega 1993 – Domenico Rea

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E' tutta una questione di libertà

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