Una vita fa


Tempo di lettura: 02min.

Erano gli anni dell’adolescenza e quattro ragazzi sono entrati a far parte della nostra comitiva.

Ogni giorno, dopo pranzo, si presentavano in casa nostra a parlare di sentimenti, amori, depressione, divorzi e tutto ciò che può portare la vita.

Puntualmente, dopo i compiti, ci s’incontrava al muretto e si parlava di loro: delle loro decisioni, le scelte… le paure. Una situazione per me noiosa, visto che i miei interessi puntavano sui libri, la musica, la poesia e la scrittura… fino a quando, non ho deciso di accendere la tv.

Qualche giorno fa mi è capitato di rivedere la prima e l’ultima puntata (grazie Netflix) di Dowson’s Creek e, visto che di serie tv adolescenziali ne ho vista qualcuna tra cui: OC, Gossip Girl, Glee, Pretty Little Liars, Veronica Mars, Buffy ecc, sono giunta ad una conclusione: Joy, Pecy, Dowsons e Jen eravamo noi…!

Io che ne avevo già viste un po’, come Jen, scesa da un taxi per ritrovarmi in un gruppo di adolescenti in piena crisi esistenziale che non erano nient’altro che dei normali coetanei alle prese con la vita.

Forse è proprio questo il motivo per il quale ha avuto tanto successo e molti di noi provano ancora un tocco di nostalgia per “anouonauey”: per la loro realtà! Perché in fondo era la nostra: noi di certo non andavamo nell’Upper east side di New York a fare shopping, soprattutto se abitavamo in una città di provincia. Riuscivamo a sentire quelle canzoni, quelle musiche e quei dialoghi nella nostra quotidianità.

Si parlava di sentimenti ed emozioni nel modo più puro e genuino.

Fino a quando, un bel giorno, scopri che James Van Der Beek (Dowson) aspetta il 6° figlio, Joshua Jackson (Pacey) sembra essere in procinto di convolare a nozze, Katie Holmes (Joey) si sa, ha sposato niente poco di meno che Tom Cruise, ha divorziato da lui, ma ha dato alla luce colei che è la It Girl di Manhattan: Suri Cruise; Infine Michelle Williams (Jen), ex moglie di Heath Ledger, quest’anno non solo ha portato a casa un Emmy, ma ha approfittato dell’occasione per farsi portavoce delle colleghe e parlare del “gender gap”, ovvero, la differenza salariale tra uomo e donna.

E tu, sei qui, a leggermi canticchiando tra le lacrime questa canzoncina e magari, se ce l’hai, hai già cercato su Netflix la serie Tv per rivederla con gli occhi di chi rivede un filmino di quando era ragazzo; e sorridi delle stupidaggini fatte, e ringrazi di averle fatte perché ti hanno portato ad essere ciò che sei!

Intanto lì fuori il mondo cambia e perde la sua innocenza, la sua purezza e la sua genuinità.

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